La Strategia dei Poteri Forti


Negli ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno molto significativo a livello politico: lo spostamento dal classico conflitto tra proletari e classe dirigente a quello tra popolo e… “qualcosa” che non si riesce a individuare con certezza ma che si percepisce (magari inconsciamente) come causa di ciò che avviene nel quotidiano e che condiziona, in modo molto significativo, le nostre scelte. C’è qualcosa di vero in questa nostra percezione o, invece, si tratta soltanto del frutto di troppi film, libri e post “complottisti” che ci hanno fortemente suggestionato?

Joseph S. Nye Jr. — attuale presidente della Commissione Trilaterale per il Nord America, vicepresidente del Sottosegretariato di Stato e sottosegretario alla Difesa durante l’amministrazione Clinton nonché ex capo del National Intelligence Council; insomma, una persona che conosce bene le stanze del potere — scrive, parafrasando Lao Tzu, nel capitolo IV del suo libro The Future of Power(pubblicato in Italia con il titolo Smart Power da Laterza):

“[…] Il governante migliore non è colui che riesce a farsi ubbidire, ma quello della cui esistenza i sudditi si accorgono appena.”

Basterebbe già questa frase per rispondere al nostro dubbio iniziale. Ma andiamo avanti. Nye fa questa affermazione mentre introduce il lettore al concetto di Soft Power — definito il “terzo volto” del potere, dove gli altri due sono il potere militare e il potere economico —, un argomento a lui molto caro e centrale per tutti coloro che vogliono gestire al meglio il loro potere nel mondo contemporaneo. Che cos’è il Soft Power? È sempre Nye a spiegarcelo:

“Il soft power si fonda sull’attrazione positiva, intesa come capacità di ‘seduzione’. Quali fattori generano attrazione positiva? […] La persuasione, ovvero l’uso di argomentazioni per influenzare le convinzioni e le azioni di altri senza la minaccia della forza o la promessa di una ricompensa, è strettamente collegata all’attrazione. La persuasione comporta quasi sempre un certo grado di manipolazione […] Quando vogliamo persuadere qualcuno, […] cerchiamo anche di impostare la questione in maniera attraente e facciamo appello alla sfera emotiva. […] Inoltre, la persuasione è spesso indiretta e mediata attraverso un pubblico di massa invece che un’élite.” [ibidem]

Le persone di potere, dunque, non solo sono perfettamente a conoscenza delle tecniche di persuasione (e/o di manipolazione) delle masse e sanno come utilizzarle, ma consigliano vivamente questa via — anziché quella militare o quella economica — per ottenere e mantenere il potere perché, in questo modo, “i sudditi si accorgeranno appena” che c’è qualcuno che influenza in modo decisivo e significativo i loro comportamenti e le loro decisioni. Infatti, scrive sempre Nye nel capitolo I intitolato ‘Che cos’è il potere negli affari internazionali?’:

“[…] il potere è la capacità di agire nelle situazioni sociali per influenzare il comportamento degli altri e ottenere i risultati che si desiderano. […] Il potere sociale agisce sotto il livello comportamentale, plasmando le strutture sociali, i sistemi di conoscenza e l’ambiente generale sottostanti. […] Le civiltà e le società non sono realtà immutabili e un leader efficace può tentare di plasmare le più ampie forze sociali con diversi gradi di successo. […] Per convertire le risorse in potere effettivo, cioè per ottenere i risultati desiderati, occorrono strategie ben formulate e un’abile leadership…”

Tutto questo è possibile grazie alla consapevolezza che:

“Gli esseri umani sono inseriti in complesse strutture culturali, relazionali e di potere da cui sono condizionati e vincolati.” [ibidem]

Certo, Nye, da vero esperto di potere, non si sogna minimamente di dire che il potere è possibile ottenerlo e gestirlo solo ed esclusivamente attraverso la persuasione e/o la manipolazione (ciò che lui definisce, appunto, “Soft Power”). Infatti, sottolinea più volte che il vero potere si può ottenere soltanto dosando attentamente e in modo opportuno tutte e tre le forme di potere, cioè quello persuasivo/manipolativo, quello economico e quello militare. Per evidenziare l’importanza della sapiente combinazione delle tre forme di potere, ha coniato un nuovo termine: Smart Power (che, come accennato, dà il nome all’edizione italiana del libro a cui stiamo facendo riferimento). Ma mentre le ultime due sono, per motivi storici, date per scontante tra i potenti, invita a prestare molta più attenzione alla prima, soprattutto in quest’epoca in cui l’informazione è così importante. Scrive infatti:

“Un realista pragmatico o dotato di buon senso tiene conto dell’intero spettro delle risorse di potere, incluse le idee, la persuasione e l’attrazione.” [ibidem]

Alcune righe più avanti, riporta un esempio pratico per far capire l’estrema importanza del potere della persuasione all’interno di operazioni di più ampio spettro:

“[…] la Cnn e la Bbc stabilirono il taglio da dare ai temi della prima guerra del Golfo nel 1991, ma nel 2003 Al Jazeera svolgeva ormai un ruolo di primo piano nell’imporre la propria visione dei fatti durante la guerra in Iraq. Quest’opera di impostazione è ben più che semplice propaganda. Nel descrivere gli eventi del marzo 2003, potremmo affermare che le truppe statunitensi ‘entrarono in Iraq’ oppure che ‘invasero l’Iraq’. Entrambe le affermazioni sono vere, ma hanno effetti molto diversi nel condizionare le preferenze.” [ibidem]

Come si vede, per Nye “l’impostazione” data da parte dei media è strategicamente fondamentale, dato che può stravolgere completamente la percezione delle masse riguardo a un determinato evento. Ovviamente questa “attenzione”, nell’era di internet, non deve essere data solo ai mezzi di comunicazione tradizionali (come i giornali, le radio e la TV), ma deve riguardare anche il ciberspazio. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che internet è un luogo “libero”, privo di vere restrizioni. Ma non la pensa così il nostro autore che, infatti, nel capitolo “La diffusione del potere e il ciberpotere” scrive:

“Agli albori di internet i libertari asserivano che ‘l’informazione vuole essere libera’ e sostenevano che internet avrebbe decretato la fine dei controlli di governo e la ‘morte della distanza’. In realtà i governi e le giurisdizioni geografiche continuano a svolgere un ruolo importante…”

Questo perché, al di là dell’immaginario comune, tutte le persone e le aziende che agiscono su internet devono trovarsi su luoghi fisici da cui agire e risorse reali da cui attingere (come, giusto per fare un esempio, l’elettricità). Anche tutte le informazioni che immettiamo e che riceviamo non restano di certo “nell’etere”, ma vanno a finire in luoghi fisici che potremmo definire volgarmente “centri di raccolta di memoria” molto reali e che, ovviamente, si trovano sul territorio di uno Stato; quindi soggetti alle sue leggi e alla sua volontà. Ora, dato che le più grandi aziende informatiche sono americane — soprattutto quelle “social” considerate, alla luce di quanto esposto finora, certamente come “strategiche” — non è difficile dedurre qualche realtà, seppur non dichiarata ufficialmente. Ma andiamo avanti. Continua Nye:

“Dal punto di vista del soft power, un individuo o un’organizzazione possono tentare di convincere altri a modificare il proprio comportamento. […] quando una multinazionale come la Apple decide di impedire che certe applicazioni vengano scaricate sugli iPhone, molti consumatori non sono neppure consapevoli delle limitazioni imposte alle loro potenziali azioni e in pochi capiscono gli algoritmi che guidano le loro ricerche di informazioni.

Il terzo volto del potere consiste nell’influenzare le preferenze iniziali degli altri in modo che alcune strategie non vengano neppure prese in considerazione.” [ibidem]

E non manca di aggiungere subito dopo:

“Un governo può orchestrare una campagna per delegittimare certe idee […] e ostacolare la diffusione di queste idee su internet, in modo che i cittadini non ne vengano facilmente a conoscenza.” [ibidem]

Se tutto quanto detto finora vi sembra incredibile e vi sentite ora di vivere in un qualche film o romanzo dispotico, prestate molta attenzione a quanto scrive qualche pagina più avanti:

“I governi hanno anche la capacità di condurre ciberattacchi a scopo offensivo. Per esempio, la Decima flotta della Marina e la Ventiquattresima Forza aerea dell’Aeronautica statunitense non hanno navi e neppure aerei. Le loro truppe usano i computer e internet anziché pilotare imbarcazioni e velivoli.” [ibidem]

Dunque, quantomeno negli Stati Uniti (ma presumibilmente anche nelle altre nazioni) esistono addirittura “flotte” di esperti informatici che hanno, come principale compito, quello di compiere “ciberatacchi”, con tutto ciò che questo possa significare.

In conclusione

Leggendo integralmente il testo di Joseph Nye è molto chiaro quale fosse l’intento di questa pubblicazione: rassicurare gli americani (quantomeno la classe dirigente) che anche nei prossimi decenni gli Stati Uniti saranno la nazione dominante sul Mondo. Per fare questo ha dovuto mostrare il grande controllo che gli U.S.A. hanno su tutti gli aspetti fondamentali del potere a livello globale (che, ripetiamolo con le sue stesse parole, consiste nella “capacità di agire nelle situazioni sociali per influenzare il comportamento degli altri e ottenere i risultati che si desiderano”), rivelando, come abbiamo visto, metodi e tecniche che i Poteri Forti utilizzano quotidianamente e che le persone poco informate spesso si affrettano a bollare come “cose da complottisti”.

Prestate molta attenzione a quello che succede ogni giorno nel mondo della politica, dell’economia e dei media perché le partite serie non si giocano mai con le carte scoperte.

Michele Putrino

[Pubblicato su Medium.com il 1 marzo 2018]

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