L’Intelligenza Emotiva è Pericolosa


Delle volte rimango sbigottito di come la scienza riesca a scoprire, nel XXI secolo, l’acqua calda. Questa volta ha scoperto che le persone più emotive sono quelle che più facilmente cadono preda della depressione, dello stress e della disperazione. Ma va? E chi lo avrebbe mai detto…

Da anni ― come i lettori dei miei libri e dei miei articoli sanno bene ― insisto sul fatto che la prima cosa che bisogna fare per vivere bene e in modo efficiente è imparare ad avere sempre autocontrollo, autodisciplina, a tenere sempre a bada le proprie emozioni, insomma, ad essere costantemente lucidi e razionali. E invece, come si sa, questi sono concetti che non godono per niente del favore dei più (attenzione, dei più; le élite sanno bene che queste sono cose fondamentali per il benessere sotto ogni aspetto). Ma veniamo a questa “sensazionale scoperta” riguardo all’intelligenza emotiva visto che, a quanto pare, nei tempi moderni millenni di esperienza umana e decenni di esperienza personale non hanno quasi nessun valore se prima il tutto non viene dimostrato in un laboratorio scientifico (a questo punto non mi stupirei di leggere, in futuro, qualche articolo scientifico dal titolo “Scoperto che respirare consente di vivere”).

Il primo marzo 2017 compare, sulla prestigiosa rivista scientifica Scientific American, un articolo dal titolo (molto suggestivo) Too Much Emotional Intelligence Is a Bad Thing, poi tradotto qualche settimana dopo nell’edizione italiana del magazine Le Scienze con il titolo Il lato oscuro dell’intelligenza emotiva (qui l’articolo). Ed è proprio nell’introduzione all’articolo della versione italiana che è possibile già leggere la seguente affermazione:

«I soggetti che hanno una spiccata intelligenza emotiva, ossia sono dotati di una forte empatia per le altre persone, risentono maggiormente dello stress e sono più propensi a sviluppare sentimenti di depressione e di disperazione.»

Naturalmente, come specifica lo stesso articolo, avere una certa capacità empatica è importante per poter andare d’accordo con gli altri. Ma l’eccedere in questa capacità può portare facilmente a un disastro. Infatti, continua l’autrice,

«un nuovo studio suggerisce che uno spiccato talento per la comprensione dei sentimenti altrui a volte può essere accompagnato da un sovrappiù di stress. Questa e altre scoperte sfidano l’opinione diffusa che l’intelligenza emotiva sia sempre vantaggiosa per chi ne è dotato. […] I risultati suggeriscono che alcune persone possono essere emotivamente troppo acute per il loro bene, dice Hillary Anger Elfenbein, docente di scienze comportamentali alla Washington University a St. Louis, che non ha partecipato allo studio. “A volte si può essere così bravi in qualcosa da provocare guai”, osserva».

Insomma, quello che per secoli è stato insegnato con priorità assoluta nelle scuole, nelle accademie, nelle famiglie e, più in generale, in qualsiasi istituzione pubblica e privata prima che questa ondata di “droga emotiva” invadesse il mondo negli ultimi decenni, forse sta per tornare a rivedere la luce e a riavere la sua fondamentale importanza.

E se tutto ciò suona alle vostre orecchie come un incitamento a essere più “insensibili” ricordate che, come invita la stessa Myriam Bechtoldt una delle ricercatrici che hanno condotto lo studio nonché docente di scienze comportamentali alla Frankfurt School of Finance and Management

«non siete responsabili di come si sentono gli altri».

Michele Putrino

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