Ricostruiamo la Squadra Italia


Il 2017 sarà un anno di cambiamenti epocali per la politica globale. Con il governo Trump che porterà gli USA a chiudersi e a concentrarsi sui soli interessi nazionali e con il progetto UE sulla strada di un ormai certo fallimento, l’Italia e gli italiani hanno un’urgente necessità di ritrovare l’orgoglio e la forza di affermarsi nel mondo a testa alta, e di farlo con le proprie gambe. Esistono le capacità e i mezzi per poterlo fare ma, prima di tutto, il potere politico deve assolutamente passare nelle mani dei giovani.

Secondo Sigmund Freud la “pulsione alla vita” e, quindi, la costante ricerca di crescita data dal desiderio sono dettate — o quantomeno legate — direttamente dalla nostra pulsione sessuale che gli antichi greci identificavano con il dio greco Eros. Freud definì questa pulsione “libido”. Ora, al di là delle discussioni accademiche (discussioni che sarebbero in ogni caso del tutto inutili dato che, trovandosi il mondo accademico nelle mani di anziani o di “giovani anziani”, i suoi esponenti — escludendo qualche rara eccezione che per fortuna c’è sempre — non farebbero altro che negare la primaria funzione della pulsione sessuale per la vita giacché affermarlo significherebbe accettare di passare in secondo piano nella vita sociale), è abbastanza evidente a tutti che la pulsione sessuale sia direttamente legata alla nostra forza di agire in modo attivo ed energico nel mondo. In Italia, invece, tutto il sistema istituzionale sembra essere tarato proprio al fine di eliminare la pulsione sessuale dalla leadership del Paese. La classe dirigente si trova ad avere tutta sopra i sessant’anni, età in cui viene significativamente a mancare la forza fisiologica per poter guidare in modo attivo altre persone e che il buon senso dovrebbe portare gli uomini e le donne di questa generazione a iniziare a ritirarsi dalla politica attiva di uno Stato per occupare il ruolo di saggi consiglieri per i giovani. La vita attiva di una civiltà si svolge tutta tra i ventenni, i trentenni, i quarantenni e i cinquantenni, ed è a queste generazioni che deve urgentemente tornare la leadership se vogliamo compiere il primo passo, se vogliamo risvegliare e ricostruire l’Italia. Ma questo non basta perché non si va da nessuna parte senza un’idea in cui credere, un’idea che dia aspettativa di grandezza. E per farlo dobbiamo entrare nell’ottica della squadra.

Bisogna stare da una parte se ci si vuole sentire partecipi. Non a caso le due parole hanno la stessa radice. Per poterci gustare in modo pieno e vivo una partita di calcio (o di qualsiasi altro sport), è necessario “tifare” per una delle due squadre e vedere come avversaria l’altra (anche qui non è un caso che questo evento si chiami “partita”). Se non facciamo questo diventa impossibile poter godere dell’evento sportivo. Ma questo non accade soltanto nel mondo dello sport. Quando guardiamo un film abbiamo bisogno di un protagonista con cui identificarci e di un antagonista con cui scontrarci. Due innamorati sono tali anche perché contrappongono il loro mondo al mondo esterno. Potrei continuare ancora a lungo ma credo che il concetto sia chiaro: affinché esista un noi devono esistere per forza altri a cui contrapporsi. Se vogliamo sentirci italiani e trovare l’orgoglio e la forza per evitare di cadere nel disastro in cui la politica internazionale sta per gettarci, dobbiamo per forza identificare degli antagonisti, degli avversarsi con cui confrontarci. Questo per fortuna non deve più avvenire nel modo barbarico di una volta — e cioè dichiarando guerra agli altri popoli — bensì costruendo imprese, aziende, prodotti, tecnologie e ricerche scientifiche tutte orgogliosamente italiane e tutte di qualità e di efficacia estremamente superiori a quelle delle altre nazioni. È così che si diventa orgogliosamente italiani ed è così che si ricrea in ogni italiano la sensazione, la voglia e il piacere di vivere pensando in grande. Non è, infatti, cercando di risolvere i problemi interni di uno Stato che questi si appianano; al contrario, è confrontandosi con i propri antagonisti cercando di fare ogni giorno meglio di loro che uno Stato si organizza, si ordina e diventa efficiente.

Abbiamo dunque la necessità che in Italia nasca una leadership giovane, piena di energie e che senta e faccia sentire l’orgoglio di essere italiani facendo meglio degli altri. Non dobbiamo pensare che non si possa fare perché lo abbiamo già fatto nel dopoguerra, in condizioni molto peggiori di quelle attuali. Possiamo farlo, è solo questione di volontà. E dobbiamo farlo, prima che le situazioni internazionali che si stanno affacciando ci travolgano. Facciamo grande l’Italia.

Michele Putrino

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