Quando un leader è legittimo?


Ogni vero leader cerca sempre il rispetto e la stima di coloro che guida. Se, dunque, “rispetto e stima” non sono presenti abbiamo a che fare semplicemente con uno sciocco che si crede una divinità. Questi individui, infatti, poiché si sentono “esseri superiori”, credono di poter ignorare – se non addirittura disprezzare – l’opinione dei loro sottoposti. Ovviamente con capi del genere alla lunga le cose non potranno che andare male e, ovviamente, come colpevoli dei disastri verranno additati i dipendenti stessi.

Tutte le aziende private, che sono competitive sul mercato, tengono a distanza questo tipo di individui perché altrimenti verrebbe intaccata l’efficienza aziendale e, di conseguenza, il profitto verrebbe meno. Malauguratamente lo stesso non si può dire per le strutture che fanno capo allo Stato. Quando si frequentano gli uffici pubblici, infatti, sovente si ha a che fare con funzionari altezzosi che già dall’atteggiamento fanno capire che si sentono i padroni del loro uffico. La cosa assurda di questa “situazione statale” sta nel fatto che un dirigente dovrebbe, però, sentirsi servitore dello Stato e non “padrone”.

Uno dei più grandi pensatori del XIX e XX secolo – nonché padre della sociologia moderna – è stato certamente Max Weber. Analizzando il concetto di potere egli scrisse che soltanto in tre casi questo può definirsi “legittimo”, e cioè: 1) quando lo detiene un leader carismatico; 2) quando è dato per tradizione (per intenderci è quello ottenuto tramite discendenza, come nel caso delle monarchie o anche semplicemente dove viene applicata l’eredità dal padre al primogenito); 3) quando si ottiene seguendo la prassi della legge, e cioè il potere legale. Quest’ultimo è quello certamente più importante per la nostra epoca perché è quello che viene applicato nelle democrazie moderne. Ma ha un grave difetto (comune con il potere ottenuto “per tradizione”): ci si può ritrovare ad avere a che fare con un capo assolutamente legittimo sul piano legale ma che non lo è per niente nella pratica, giacché per nulla stimato e rispettato dai suoi sottoposti (un esempio classico di questa situazione si ha in Italia quando il Presidente della Repubblica nomina un “governo tecnico” per nulla apprezzato dalla popolazione).

Premesso tutto ciò, quand’è allora che abbiamo veramente a che fare con una “leadership legittima”? Senza ombra di dubbio quando si ha a che fare con un leader carismatico che, in quanto tale, ha tutta la stima e il rispetto della maggior parte della gente che dipende da lui. Purtroppo, come si sa, questa è una tipologia di leadership molto difficile da ottenere, ma di certo non è impossibile. In passato tutti coloro che hanno fatto grandi i popoli e le aziende sono stati leader carismatici. Tocca solo trovarli.

Michele Putrino

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