Tra Presuntuosi e Arroganti


Negli ultimi tempi vediamo un prosperare di individui che, da una parte, credono di possedere capacità e conoscenze superiori a quelle che effettivamente hanno e, dall’altra, quando anche queste capacità e conoscenze effettivamente sono presenti, trattano con disprezzo le persone che non la pensano come loro facendo di tutto per renderle ridicole e mortificarle agli occhi degli altri. Nel primo caso abbiamo a che fare con dei presuntuosi, nel secondo con degli arroganti.

Arroganza e presunzione sono da sempre presenti tra gli esseri umani, ma questi atteggiamenti tanto più dominano gli animi quanto più viene a mancare il concetto di comunità e prevale, per contrappeso, quello dell’egoismo. Chi, infatti, si sente come una cellula facente parte e in funzione di un corpo più grande non ha per nulla l’esigenza di pavoneggiarsi al fine di sentirsi superiore agli altri ma, viceversa, accresce al massimo le sue capacità per il bene e lo sviluppo del “corpo”, della comunità di cui è parte organica. Al contrario, quando non ci si sente parte di un’entità più grande, ciò che rimane è la propria individualità; individualità che, appunto, si fa di tutto per espanderla il quanto più possibile.

Se dunque oggi – soprattutto in Italia – sono presenti così tanti presuntuosi e arroganti (è sufficiente accendere per qualche minuto la TV per rendersene immediatamente conto), ciò accade perché non esiste un senso di appartenenza, un sentirsi veramente parte di una comunità, di una nazione (questa parola, oggi spesso fraintesa, non indica altro che, come riporta il Vocabolario Treccani, «il complesso delle persone che hanno comunanza di origine, di lingua, di storia e che di tale unità hanno coscienza, anche indipendentemente dalla realizzazione in unità politica»).

A seguito di tutto ciò, un altro concetto – un tempo ritenuto fondamentale e di uso molto comune – non solo è sparito dal nostro vivere quotidiano ma, addirittura, ha acquisito un’accezione estremamente negativa; sto parlando dell’umiltà.

Essere umili” non significa “essere deboli”, bensì essere coscienti della propria parte nel mondo – che è sempre molto piccola – e, quindi, del proprio ruolo nella comunità in cui si vive – che è sempre molto limitato. Non solo. “Essere umili” significa anche rendersi conto che per quante capacità e conoscenze possiamo acquisire durante la nostra vita esse sono sempre un niente rispetto alle capacità e alle conoscenze che esistono nel mondo. “Essere umili” significa, dunque, avere consapevolezza di essere soltanto una cellula di un corpo enormemente più grande e che soltanto sentendoci parte di questo possiamo percepire la grandezza e sentirci funzionali e utili. Una cellula staccata da un corpo, infatti, è inutile e percepisce questa inutilità. E quando percepisce questa inutilità, fa di tutto per sentirsi importante, diventando arrogante e presuntuosa. È dunque arrivato il tempo di lavorare per ricostruire la nostra comunità.

Michele Putrino

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