L’importanza di mantenere la Parola Data


Ogni giorno assistiamo sempre più a un fenomeno apparentemente innocuo ma che, in realtà, è alla base dei disastri personali e sociali. Questo fenomeno è l’incapacità di mantenere la parola data.

people-827903_1920In passato il valore di una persona veniva misurato da quanto questa faceva corrispondere le sue parole ai fatti. E infatti, se ci riflettete per un istante, è facile rendersi conto di come le parole hanno senso solo in quanto “simbolo” di qualcosa di reale o che, quantomeno, si crede reale. Nel momento in cui, invece, le parole perdono questa loro funzione di “rappresentanti della realtà” allora ecco vederle diventare, come si suol dire, “solo parole”, semplici suoni che alla lunga risultano particolarmente fastidiosi anche solo da sentire. E svuotandosi di significato, le parole pronunciate svuotano di senso, valore e utilità anche colui o colei che le pronuncia.

Quando diciamo a qualcuno “Ci vediamo alle quattro” e poi ci presentiamo mezz’ora dopo, la gravità del ritardo non consiste tanto nell’aver fatto attendere l’altra persona inutilmente (tanto è vero che, salvo casi urgenti o particolarmente importanti, basta avvertire in tempo del ritardo per ovviare al problema), bensì perché stiamo dando prova che non siamo affidabili. E l’affidabilità è tutto per potersi affermare in questo mondo. Perché? Perché nessuno può realizzare qualcosa senza l’aiuto e la collaborazione degli altri.

Colui o colei che si propone di portare avanti un progetto sta dicendo, direttamente o indirettamente, alle persone a cui si sta rivolgendo: “Se mi aiuterete in questo progetto vi prometto che, alla sua realizzazione, otterrete questo, questo e quest’altra cosa”. Ora, qual è secondo voi la discriminante che spinge le altre persone a dare o a non dare effettivamente un aiuto a un individuo che fa una richiesta del genere? Semplice: il fatto di essersi costruito la reputazione di tipo affidabile, uno che fa corrispondere le parole ai fatti già a partire dalle piccole cose come, appunto, arrivare in orario ad un appuntamento o il non dimenticarsi di una promessa che aveva fatto. Chi non fa questo, e cioè chi promette e dice molto senza poi far corrispondere alle parole le azioni, spesso non si rende conto che sta allontanando da sé le possibilità di ottenere successo nella vita. Sono proprio queste persone, infatti, che se anche riescono a realizzare qualcosa all’inizio, alla fine restano con un pugno di mosche in mano.

Il problema del non mantenere la parola si riversa in maniera tragica anche a livello sociale, come è facile notare soprattutto in Italia, dove anche le cose più sciocche sono regolamentate da innumerevoli leggi e da un’infinita burocrazia da cui si ottiene – come tutti sanno e purtroppo vivono – solo un assurdo stallo fortemente demotivante. E tutto questo soltanto perché nessuno riesce più a fidarsi di nessuno e tutti vogliono la legge che tutela la legge che tutela il contratto che mi tutela da chi ho di fronte perché è inaffidabile, dato che “le parole sono solo parole”.

Ciò di cui oggi abbiamo fortemente bisogno per far tornare a funzionare le cose sia nella vita pubblica che in quella privata non sono altre leggi e leggine o altra gente che tira fuori idilliache soluzioni lontane dalla realtà, bensì di una forte educazione alla coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Perché solo facendo così emergono le vere soluzioni di cui si ha bisogno.

Da sempre chi riesce a far corrispondere le parole ai fatti viene considerato un vero leader. E oggi in Italia abbiamo bisogno come il pane di veri leader.

Michele Putrino

Per approfondire:

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La mente dello stratega. Le regole del gioco del potere Parte I, pubblicato 1 luglio 2016. Autore: Michele Putrino

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