Giochi di Potere


chess-316658_1280Il problema fondamentale di quasi tutti coloro che si trovano ad agire nel mondo del lavoro (e non solo) è che sono stati educati sin dall’infanzia a reprimere qualsiasi vena battagliera e a valorizzare, invece, soltanto principi pacifici, altruistici e socievoli. Tutto ciò si paga a caro prezzo quando si viene catapultati nella vita reale; infatti, quando ci si trova a dover sopravvivere con le proprie forze, si scopre che i principi che valgono nel mondo reale sono esattamente opposti a quelli che ci sono stati inculcati nella nostra infanzia. Nella vita lo stato normale è lo scontro, la battaglia; i momenti pacifici sono soltanto delle eccezioni. Il mondo culturale e il così detto “politicamente corretto” negano costantemente questo stato di fatto ma ognuno di noi sente dentro di sé, invece, che vivere significa proprio combattere una costante guerra per conquistare maggiore potere.

Quello di cui tutti oggi abbiamo bisogno non è qualche “ideale ascetico” o “sociale” che ci allontana dalla realtà, bensì imparare a gestire i conflitti e a cercare di uscire vincitori dalle battaglie quotidiane. Insomma, quello di cui abbiamo veramente bisogno è imparare a combattere. Ma essere dei buoni combattenti significa imparare a indirizzare i nostri impulsi, anche quelli più primordiali, nella direzione che ci consentirà di vincere.

Normalmente, di fronte a una provocazione o a un attacco, le persone o cercano di evitare il conflitto oppure esplodono in scatti di ira (o in altri stati eccessivamente emotivi): questa tipologia di reazioni è sempre, alla fine, controproducente. Per combattere nella vita quotidiana è necessario imparare a vedere tutte le proprie reazioni emotive come una specie di peste. So che una frase del genere oggi non godrà di molta popolarità, ma suscitare un’immagine del genere nei riguardi delle reazioni emotive può tornare molto utile, ed ecco alcuni perché:

  1. La rabbia (che è una delle tante emozioni che nei tipi emotivi entra sempre in gioco) porta a vedere le cose inevitabilmente a senso unico e, quindi, a non scorgere un’altra strada da percorrere.
  2. L’affetto (una seconda tipica emozione) può creare seri problemi perché, tra i tanti, ad esempio porta a non vedere le reali cattive intenzione di colui o colei che dice di contraccambiare questa emozione.
  3. E infine la più grave di tutte e cioè la paura, che porta a vedere nemici e situazioni più grandi di quello che in realtà sono, facendoci così cadere in un eccessivo stato di difesa.

In sostanza, se vogliamo essere dei buoni combattenti strategici, dobbiamo imparare a vedere le cose per come realmente sono e non per come la nostra immaginazione, in preda a incontrollabili stati emotivi, ce li fa vedere. E per fare questo esiste un solo modo: cercare di essere freddi e distaccati. Le emozioni devono essere riservate alla vita privata, non per le nostre azioni pubbliche (soprattutto nel mondo del lavoro). Se si fa il contrario non ci si deve poi stupire se le situazioni vanno a rotoli.

Un’altra cosa che bisogna sempre tenere in mente, se si vuole essere dei buoni giocatori della vita, è che contano soltanto i risultati che si ottengono e non le intenzioni che si avevano o le cose che ci erano state promesse. E dato che nessuno dà mai niente per niente, è sempre bene ricordare che se qualcuno promette delle cose è sempre e soltanto per due motivi: o perché vuole qualcosa in cambio oppure vuole semplicemente accaparrarsi la nostra simpatia in quel momento (senza poi, ovviamente, far corrispondere niente).

Insomma, la vita è un gigantesco gioco di potere in cui qualsiasi azione, affermazione o presa di posizione degli altri (e quando dico “qualsiasi” intendo proprio qualsiasi) altro non è che un’azione volta a guadagnare potere sulla scacchiera. Imparate quindi ad essere strategici se non volete essere mangiati, presto o tardi, da un’altra pedina.

Molti individui (anche tra coloro che occupano alte cariche) sono convinti di essere già dei tipi “strategici”; la verità è che nella maggioranza dei casi sono soltanto dei tipi “tattici”. La differenza è enorme: si è strategici quando ci si focalizza su obiettivi a lungo termine e non si lascia niente al caso; si è semplicemente tattici, invece, quando si combatte per vincere una battaglia a breve termine, non rendendosi conto che magari quella vittoria può comportare disastri a lungo termine. I tipi strategici quasi sempre riescono a capire quando conviene lottare, quando mollare e quando lasciar vincere l’avversario.

Imparare a giocare al gioco del potere non è utile soltanto per “sopravvivere” ma, una volta che si è imparato a farlo bene, diventa anche una costante ed eccitante fonte di piacere. In ogni caso, è sempre bene ricordare le parole di Ralf Waldo Emerson che, in modo molto crudo, affermò una verità che tutti noi in fondo sappiamo:

«La natura non tollera niente, nei suoi regni,

che non sappia mantenersi da sé»

Spesso serve una doccia fredda per potersi svegliare.

Michele Putrino

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