Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto (Recensione)


DSC_0383«Se la sofferenza è la conseguenza di una colpa suscettibile di redenzione, questa terra e l’esistenza che su questa terra si compie sono vissute come un transito. […] A differenza della visione greca, per la quale la vita è insieme crudeltà e bellezza, la visione giudaico-cristiana, con la promessa della liberazione futura, ha potuto farsi carico e immedesimarsi con tutta la sofferenza degli uomini, vanificando la bellezza della vita terrena in quanto vita transeunte e denigrando questo mondo in quanto mondo di dolore. […] Se il dolore è il pegno della salvezza, […] all’etica della forza e della moderazione, all’etica della dignità dell’uomo che deve saper reggere il dolore […] la concezione cristiana, dopo aver riposto nel dolore la garanzia della salvezza, chiede di amare il dolore perché la sofferenza del presente è la caparra per il futuro». Così scrive, nell’ultimo capitolo del suo importante libro Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto (Feltrinelli Editore), il grande filosofo e psicanalista di fama mondiale Umberto Galimberti.

Io mi occupo di motivazione, e questo significa che tutto ciò che faccio è completamente votato al tentativo di far ritrovare alle persone le giuste motivazioni per agire e vivere con energia, anche quando si presentano problemi e difficoltà. Ebbene, più me ne occupo e più mi rendo conto che non è possibile trovare le “giuste motivazioni” se non si capisce in quale stato mentale siamo tutti immersi. Ne siamo così tanto immersi da esserci convinti che molti “stati mentali” e “reazioni emotive” sono del tutto connaturati alla natura umana e quindi normali. Non è affatto così e questo libro di Galimberti ci aiuta a capire cos’è successo e, quindi, come stanno veramente le cose.

«Il cristianesimo», dice Galimberti in una delle conferenze in cui presentava il libro (alla fine dell’articolo allego il video con la conferenza completa che vi invito a vedere), «ha desacralizzato il sacro attraverso l’incarnazione… Dio si fa uomo. Una volta che si fa uomo mancherà poco che gli uomini progressivamente si faranno Dio. E tutta la storia cristiana è una storia caratterizzata da questo, dalla progressiva creazione del mondo che sostituisce all’atto creativo di Dio la creazione dell’uomo. Noi oggi viviamo in un mondo artificiale creato dall’uomo, non più in un mondo naturale». In sostanza, tutto il mondo in cui viviamo noi oggi altro non è se non il frutto della visione del mondo cristiana. E infatti troviamo scritto nel libro: «Introducendo la figura della salvezza, il cristianesimo ha prodotto una radicale trasformazione antropologica: […] la dimensione ottimistica che guarda al tempo futuro con fede e speranza.

Viene così modificata la concezione del tempo: […] lo sguardo [viene] proiettato sull’ultimo giorno dove troverà attuazione la promessa salvifica.

[…] Anche nel tempo della secolarizzazione, che prende avvio con l’età moderna, la triade cristiana colpa-redenzione-salvezza continua a essere l’asse portante che permea di sé lo spirito della scienza, della sociologia, della psicologia e in generale di tutte le espressioni culturali dell’Occidente».

Come si vede tutta questa esigenza di un futuro in cui “tutti i problemi si risolveranno” nonché il dare estrema importanza e teatralità al dolore e alla sofferenza – non è affatto innata nell’uomo, bensì è una convinzione o, per dirla con una terminologia più tecnologica, un “programma mentale” installato dal movimento cristiano da ormai duemila anni che, ironia delle ironie, niente ha a che fare con il messaggio evangelico giacché tutta quella “visione del mondo”, che si è diffusa sotto la bandiera del cristianesimo, altro non è se non la filosofia che Platone ha creato ben quattrocento anni prima della nascita di Gesù di Nazareth. E infatti così Galimberti conclude il suo libro: «Dopo aver svuotato il cielo da quella figura nella sua ambivalenza così inquietante che è il sacro, dopo averla sostituita con la figura più rassicurante di Dio […], dopo aver fatto scendere Dio dal cielo per parlare d’amore su questa terra, il cristianesimo ha costruito la sua teologia non sul messaggio di Cristo, ma sulla logica e la metafisica platonico-aristotelica, che nel suo crollo ha trascinato con sé anche il Dio cristiano. A questo punto il cielo si è fatto vuoto e, alzando gli occhi al cielo, altro non è dato scorgere se non il nulla che, come una notte nera e senza stelle, spegne anche lo sguardo». Potrebbero sembrare parole oscure e incredibilmente pessimiste ma non è affatto così. Come si sa, soltanto dopo il trascorrere della notte è possibile veder sorgere il giorno. E infatti si vedono già sbocciare i primi fiori: l’attenzione delle nuove generazioni e anche dei più accorti studiosi si sta spostando sempre più sul corpo, sulla natura e sul vivere nel presente, non illudendosi più che “dovrebbe essere tutto rose e fiori” ma prendendo ogni giorno sempre più consapevolezza che la vita è fatta di cose belle e di cose brutte e che… è giusto così perché così è la Natura. Esiste un altro bel libro, uscito da poco e che sta avendo un grande successo nel mondo, che sembra la naturale continuazione del testo di Galimberti poiché dà risposte alla naturale domanda che sorge: “E adesso?”; il libro è Cosmo di Michel Onfray, ma ne parleremo un’altra volta. Per ora vi lascio con delle magnifiche parole di Philip K. Dick che racchiude, in modo molto poetico, una grande verità:

L’universo non avrà mai fine, perché proprio quando sembra che l’oscurità abbia distrutto ogni cosa, e appare davvero trascendente, i nuovi semi della luce rinascono dall’abisso.

Michele Putrino

Qui di seguito la lectio magistralis tenuta da Umberto Galimberti a Macerata nel 2013:

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