Il Potere Emotivo dei Gesti (Recensione)


12499349_476862875856258_275905364_oAlcune volte la vita ti riserva strane sorprese. Qualche giorno fa stavo curiosando tra gli scaffali di una libreria quando una copertina nella sezione “nuovi arrivi” mi ha colpito al limite dello shock. Non credevo ai miei occhi. È stato come fare un salto nel futuro e vedere il libro che avrei voluto scrivere per spiegare definitivamente il mio metodo motivazionale che ormai da molto tempo cerco di divulgare. Il titolo era inequivocabile, Il Potere Emotivo dei Gesti, e il sottotitolo lo era ancora di più: Presenza, Autostima, Sicurezza: usa il linguaggio del corpo per affrontare le sfide più difficili. Inoltre, come se non bastasse, in alto sulla destra, evidenziato in modo molto vistoso, c’era scritto “Un fenomeno mondiale”.

Ero così stordito da quell’immagine che non ho osato nemmeno prenderlo in mano e sfogliarlo. Subito dopo però mi sono detto: “Sarà sicuramente uno di quei titoli studiati ad hoc che poi non hanno niente a che fare con il contenuto: è impossibile che possa esistere qualcosa di così simile al mio metodo”. E allora prendo in mano il libro e vado a leggere chi è l’autrice: Amy Cuddy, docente e ricercatrice alla Harvard Business School. Boom! Harvard?! “Ok”, mi sono detto, “allora certamente parlerà di qualcos’altro”. Per fuorviare ogni dubbio, compro il libro senza nemmeno guardare l’indice. Dovevo leggerlo in modo da scoprire, come mi accade spesso, che magari c’è sì qualcosa di simile ma che, come sempre, alla fine parla di altro. E invece ogni pagina che leggevo mi scioccava sempre più: non solo la parte “tecnica” era praticamente identica alla mia concezione ma, cosa ancora più incredibile, anche quella filosofica ed esistenziale! È stata la lettura più incredibile che io abbia mai fatto nella mia vita, tanto che ho divorato il volume (che non è piccolo) in tre giorni.

Per tutta la durata della lettura ho avuto la sensazione che qualcuno di notte fosse entrato nella mia testa, avesse preso tutte le mie idee e la mia “visione del mondo” e le avesse trascritte in un perfetto ordine. È stato veramente assurdo ed è inutile dirvi quanto sono stato e sono tuttora felice all’inverosimile nello scoprire di essere arrivato, in modo del tutto indipendente, alle conclusioni a cui è arrivata la più prestigiosa università del mondo e che tutto ciò sta diventando “un fenomeno mondiale”! Vediamo allora com’è strutturato questo “mitico libro e quindi questo nostro nuovo modo di motivarsi, migliorarsi e vivere.

Le “Parti” del libro

Anche se non è stato fatto “fisicamente”, il libro è praticamente diviso in diverse parti dove ogni parte si concentra su un argomento che introduce, di volta in volta, quello successivo. Ecco come.

Parte I: Presenza

Nella prima parte del libro, che va dal capitolo 1 al capitolo 4, l’autrice spiega e analizza il fatto che se vogliamo vivere bene, essere efficienti e ottenere sempre maggiori risultati dobbiamo essere presenti in qualsiasi situazione (questo concetto della Presenza è il nucleo centrale di tutto il libro, tanto che il titolo originale, in lingua inglese, è proprio Presence). «La presenza» scrive la Cuddy «è la capacità di sintonizzarsi con i propri autentici pensieri, sentimenti, valori, con il proprio potenziale, ed esprimerli senza difficoltà. […] La presenza affiora quando ci sentiamo personalmente potenti […]. Quando ci sentiamo presenti, il linguaggio, l’espressione del volto, i movimenti… tutto si allinea, si sincronizza nella concentrazione, e quella convergenza interiore, quell’armonia, è palpabile, risonante… perché è reale. È ciò che ci rende irresistibili. […] Ed ecco l’aspetto spettacolare: tali meccanismi si possono regolare con piccoli aggiustamenti, leggere messe a punto al linguaggio corporeo e all’impostazione mentale. In una certa misura si tratta di permettere al corpo di orientare la mente». Tutto ciò ci introduce a quelle che sono, appunto, le parti più “spettacolari” del libro.

Parte II: il Potere e la Sensazione di Potenza

Quello che viene riportato nel capitolo 5 può risultare scioccante per la nostra epoca in quanto si tratta di un vero e proprio elogio del Potere e della Sensazione di Potenza. E questo “elogio” viene spiegato attraverso dati scientifici. Prima però che qualcuno salti a facili conclusioni, è bene che sappiate che Amy Cuddy distingue giustamente tra “potere sociale” e “potere personale”: «Il primo è caratterizzato dalla capacità di esercitare il dominio, di influenzare il comportamento altrui. […] Il secondo si contraddistingue per la libertà dal dominio altrui». Ad ogni modo saper suscitare il senso di potere in noi è importante in quanto «quando proviamo un senso di potenza, ci sentiamo liberi, con la situazione in pugno, sicuri e al riparo da ogni pericolo. Siamo più in sintonia con le opportunità che con i possibili rischi. Ci percepiamo positivi, ottimisti, e il nostro comportamento non si lascia tendenzialmente limitare dalle pressioni sociali. […] il senso di potere sincronizza i nostri pensieri, sentimenti e comportamenti, portandoci più vicini alla presenza». La cosa ancora più interessante è che tutto ciò è regolato e gestito dalla nostra biochimica, in particolare (anche se ovviamente esistono altri fattori in gioco) dagli equilibri che si creano tra il testosterone, definito anche “ormone della dominanza”, e il cortisolo, detto comunemente “ormone dello stress”. In sostanza, gli studi riportati dalla Cuddy dimostrano che «Il testosterone potenzia l’assertività e la propensione ad agire, mentre il cortisolo basso ci protegge da quei fattori di stress che hanno maggiori probabilità di mandarci fuori strada nelle sfide più ardue. [Dunque testosterone alto e cortisolo basso] si correla a un’efficace leadership orientata allo spirito di squadra, alla capacità di fornire un feedback costruttivo e alla tenace determinazione a non mollare in situazioni difficili». È quindi nostro compito, se vogliamo essere efficaci e sentirci bene, stimolare la sensazione di potenza affinché avvenga questa modifica ormonale. Ma come fare? Semplice: attraverso i gesti e quindi il Linguaggio del Corpo.

Parte III: Il Linguaggio del Corpo

I capitoli che vanno dal 6 al 10 sono dedicate al potere emotivo del linguaggio del corpo e ad alcune tecniche suggerite per poterlo mettere in pratica (compresa la Visualizzazione). «Una ampia gestualità è strettamente legata alla dominanza in tutto regno animale […] Quando ci sentiamo potenti… ci facciamo grandi». Ed ecco l’importanza del linguaggio del corpo per sentirci “potenti”. Infatti, giacché «il nostro linguaggio del corpo parla anche a noi, al nostro sé interiore», se facciamo gesti espansivi, tipo raddrizzare le spalle, tirare il mento in su e così via, ecco allora che ci sentiamo potenti perché la verità, al contrario di quello che si crede comunemente, è che «le esperienze corporee generano emozioni e non viceversa». Fino a poco tempo fa il linguaggio del corpo era concepito soltanto come un mezzo per “smascherare i bugiardi” e per comunicare meglio. Oggi, come dimostra la Cuddy nel libro, è il miglior “mezzo” per arrivare al miglioramento del proprio benessere e delle proprie prestazioni. A onor del vero questo nuovo modo di concepire il linguaggio del corpo lo aveva già ben evidenziato Marco Pacori nel suo libro I segreti dell’intelligenza corporea. Il passo però successivo che compie la Cuddy è affermare che «Il sé può essere qualunque cosa desideri […] [perché] dove ci porta il corpo, la mente e le emozioni la seguono». E questa è una cosa molto importante perché troppe persone sono convinte di non poter cambiare e quindi migliorare solo e soltanto perché sono convinte di essere “fatte così”. Insomma, «Espandere il linguaggio del corpo – attraverso la postura, il movimento e l’eloquio – ci fa sentire più potenti e sicuri di noi stessi, meno ansiosi e assorbiti dall’ego, più positivi in genere».

Parte Finale: Fingi fino a diventarlo

Amy Cuddy conclude intitolando l’ultimo capitolo “Fingi fino a diventarlo”. In questa frase è racchiuso tutto. In sostanza ci dice che se ci convinciamo di essere la persona che vorremmo essere e ci comportiamo e ci atteggiamo in quel modo, alla fine lo diventiamo veramente. “Fingi fino al diventarlo” è ciò che io ho sempre chiamato “Visualizzazione”.

Come avrete capito, adoro questo libro. Vi esorto a comprarlo, a leggerlo e rileggerlo e a custodirlo come una gemma preziosa. Però, come a questo punto avranno notato i miei lettori e miei clienti, lasciatemelo ribadire di nuovo, tutto ciò fa parte del mio lavoro e dei miei scritti ben prima che diventasse “un fenomeno mondiale”. Da lungo tempo dico che questo è il giusto modo di approcciarsi alla vita e che tutti quei metodi che iniziano con “psico” non funzionano (concetto ribadito anche da Amy Cuddy nel libro) o quantomeno sono ormai concetti superati e superato è anche tutto quel mondo che ruota intorno alla PNL. Io non sono nessuno, sono soltanto una persona che, lottando contro le difficoltà della vita, è riuscito a trovare di volta in volta dei modi per rialzarsi, per persistere, per non arrendersi, per affermarsi e, quando è stato possibile, per vincere; e tutto ciò è diventata la mia professione per aiutare gli altri a fare lo stesso. E oggi per me è successo un vero e proprio miracolo: vedere confermare ai più alti livelli ciò che ho sviluppato da solo attraverso la dura esperienza della vita. Nulla accade per caso.

Michele Putrino

Qui di seguito vi riporto il magnifico intervento di Amy Cuddy al TED che l’ha resa famosa e che anch’io ho visto per la prima solo in questi giorni a seguito della “scoperta” del libro. Guardatelo, ne vale veramente la pena (il video è sottotitolato in italiano).

 

Consiglia l'articolo