Le Relazioni, il Presente e il Linguaggio del Corpo


system-825314_1920Quando ci relazioniamo con le altre persone accade spesso che la nostra testa si metta a vagare in pensieri del tipo: “Chissà cosa penserà di me”; “Mi starà considerando uno stupido?”; “Dopo che mi avrà sentito parlare forse non vorrà più avere niente a che fare con me”; “Ecco che mi sono giocato tutto: farò la fine di Fantozzi” e così via. Insomma, non siamo nel presente. Alla fine quello che di solito capita è che, mentre la nostra mente è presa in questi mille viaggi tra il “ciò che accadrà” e “ciò che è accaduto”, il nostro interlocutore ci percepisce come assenti e impacciati e, di conseguenza, appariamo ai suoi occhi proprio come gli individui che temevamo di apparire. Non solo. Risultiamo anche antipatici perché non siamo “sintonizzati” sulla sua stessa lunghezza d’onda (infatti la parola “simpatia” deriva dal greco ed è composta da “SYN” che significa “con”, “insieme”, e da “PATHOS” che significa invece “passione”, “affetto”; quindi “simpatia” significa proprio “provare le stesse affezioni, le stesse passioni”). In pratica più cerchiamo di mantenere il controllo su quello che accadrà e più siamo noi stessi a creare il danno.

Il problema di fondo è dunque, incredibile a dirsi, che pensiamo troppo. Pensando troppo, infatti, non riusciamo a cogliere quello che sta accadendo nel momento presente giacché ci perdiamo quello che sta accadendo adesso. E così ci scolleghiamo dalla persona con cui ci stiamo relazionando e non riusciamo a cogliere il gran numero di informazioni che ci sta inviando attraverso il suo linguaggio del corpo.

Non accorgersi che il nostro capo ha cambiato il taglio di capelli, o che indossa un tipo di scarpa del tutto diversa rispetto al solito o quant’altro, può comportare serie conseguente non solo durante la nostra giornata lavorativa ma anche, come accennavamo in precedenza, sulla sua simpatia nei nostri confronti. E sapete bene quanto sia importante risultare “simpatici” al proprio capo. Ma questo non vale soltanto nel mondo del lavoro: è altrettanto importante quando vi relazionate con il vostro partner, con i vostri amici o anche con il vostro panettiere.

Entrare in armonia, in empatia e in sinergia con le persone che vi circondano non è soltanto fondamentale per il vostro lavoro o per essere socialmente accettati; è importante prima di tutto per il vostro benessere personale.

Senza rendercene conto, la fonte di tutti i nostri problemi consiste nel fatto che con la nostra mente siamo sempre ovunque, tranne nel posto dove siamo con il nostro corpo e cioè nel presente. E così quando qualcuno ci parla non ascoltiamo quello che ci sta dicendo perché siamo del tutto presi a pensare a quello che dovremo dire noi; se poi siamo noi a parlare non ci accorgiamo che l’altra persona vorrebbe dire qualcosa, si sta annoiando o addirittura ci sta odiando per quello che stiamo dicendo; quando cerchiamo, infine, di spiegare qualcosa che ci interessa molto, ci “incartiamo” perché cerchiamo di esprimere subito quello che abbiamo appena pensato e poi a dire il pensiero successivo e così via. Di conseguenza le nostre relazioni sociali si trasformano in un disastro. E visto che le relazioni sociali sono fondamentali per tutti gli esseri umani al fine di “sentirsi bene”, ne risente anche il nostro stato d’animo. Ma la mente che continua a vagare tra “ciò che accadrà” e “ciò che è accaduto” ci fa a pezzi perché continuiamo sempre e in ogni situazione a rimuginare sui nostri problemi e su come finiremo rovinati, quando non solo del futuro nessuno può sapere niente ma di solito si vede tutto molto più nero di quello che poi è la realtà.

In pochi ne sono a conoscenza ma l’identificare il “male” e i “problemi” dell’uomo con la mente che vaga in continuazione tra il passato e il futuro e, allo stesso tempo, il “bene” e la “soluzione” con il vivere ancorati nel presente è quel “segreto” che tutti i vari mistici e saggi nelle più svariate parti del mondo hanno raggiunto e svelato. Nello Zen si dice chiaramente che bisogna vivere “Qui e Ora” per raggiungere il Satori, che corrisponde alla famosa “illuminazione” dei mistici e che, guarda caso, significa proprio “comprendere”, “rendersi conto”. Rendersi conto di che cosa? Ma delle cose di cui siamo circondati e degli eventi che stanno accadendo proprio in questo momento intorno a noi.

Un tempo il concetto di vivere “Qui e Ora” al fine di avere una vita sana e piena di senso era presente anche nel mondo occidentale: “avere coscienza”, prima che acquisiste un senso prettamente morale, significava proprio “avere consapevolezza di ciò che è presente, di ciò che accade adesso”. È sufficiente pensare alla locuzione latina Hic et Nunc (che significa proprio “Qui e Ora”) per rendersi conto di quanto fosse presente anche in Occidente questa concezione. Comunque, è interessante notare che negli ultimi anni il concetto di “vivere nel presente” è entrato a far parte del “nostro mondo” non soltanto nelle discipline del “benessere” ma anche in quella del coaching, del management e dello sport con il nome di Mindfulness (che non significa altro che “consapevolezza”). Ormai la maggior parte dei manager e degli sportivi di alto livello applicano tecniche Mindfulness per esercitarsi nella concentrazione e per mantenere la calma interiore.

Esistono molti modi per raggiungere la consapevolezza – meditazione, arti marziali, eccetera – ma quello che stranamente non viene mai preso in considerazione e che, invece, aiuta a vivere qui e ora e, allo stesso tempo, a relazionarsi e a rompere quel guscio in cui troppe volte ci chiudiamo è imparare a leggere il linguaggio del corpo. Cercare di capire il linguaggio del corpo dell’altra persona, infatti, ci obbliga a prestare attenzione a chi abbiamo di fronte e ad armonizzarci con lui o con lei. In un sol colpo dunque, cercare di capire il linguaggio del corpo ci porta a migliorare le nostre relazioni, a stare nel presente e, quindi, a vivere una vita più ricca e piena di senso.

Imparare a comprendere il linguaggio del corpo significa immettersi su una delle vie che conducono alla consapevolezza e, quindi, a cogliere finalmente chi siamo e cosa dobbiamo fare in questo mondo.

Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani; perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere.”

Dalai Lama

Michele Putrino

 

Consiglia l'articolo