Risolvere i Conflitti: La Terza Alternativa


pair-707506_1280Quotidianamente ci scontriamo con qualcuno che non soltanto non la pensa come noi ma che, addirittura, è seriamente intenzionato a umiliare e fare a pezzi sia ciò che pensiamo sia quello che rappresentiamo. Se, ad esempio, abbiamo una riunione in ufficio dove è necessario trovare una soluzione a un problema, quasi sempre ogni partecipante si radica nel suo punto di vista sottolineando quanto il suo modo di ragionare sia quello giusto mentre quello di tutti gli altri è assolutamente sbagliato. Ne consegue, ovviamente, che anche tutti gli altri fanno la stessa cosa, non volendo apparire come “succubi” del pensiero di un altro. La cosa simpatica è che, in situazioni del genere, anche noi non siamo da meno: mica vogliamo apparire come lo “zerbino” di qualcuno giusto? Ebbene, in questi casi possono accadere due cose: o uno, per vari motivi (magari perché è il capo), impone il proprio punto di viste su quello degli altri oppure, bene che vada, si arriva a un “compromesso”. Ora, non so voi, ma io l’idea di ottenere un “compromesso” – e cioè “perdere qualcosa” al fine di ottenere “almeno qualcosa” – non l’ho mai trovata particolarmente affascinante. Il problema però è che con questa mentalità i conflitti interpersonali diventano inevitabili. Non solo. Quando questa “visione” prende piede tra capi di stato, allora il problema si fa molto serio, visto che, in casi estremi, la possibilità di far scoppiare una guerra diventa molto reale. Ma allora, qual è il giusto modo per risolvere un conflitto visto che, come abbiamo visto, non è bene né radicarsi nella propria posizione, né piegarsi al pensiero di chi “urla di più” e neppure raggiungere il famoso “compromesso”? La soluzione, per quanto incredibile possa sembrare, esiste, e non solo viene applicata da sempre dai grandi leader ma, addirittura, ha consentito all’umanità di raggiungere gli incredibili progressi di cui tutti noi raccogliamo i frutti. Stephen Covey, uno dei più grandi esperti di leadership al mondo – stimato e consultato da politici e imprenditori che occupano le posizioni più alte della nostra società – ha chiamato questa diversa “via” per risolvere i conflitti “Terza Alternativa” o, con un termine che utilizza egli stesso, sinergia.

Scrive Covey nel suo ultimo libro che si intitola, appunto,La Terza Alternativa (MyLife Edizioni): «La sinergia non consente solo di risolvere un conflitto ma anche di trascenderlo. Lo superiamo e diamo inizio a qualcosa di nuovo, che genera una nuova promessa ed entusiasma le parti in causa, trasformando il futuro. […] La sinergia è un miracolo. È intorno a noi. Si tratta di un principio fondamentale che opera in tutto il mondo naturale. Le sequoie intrecciano le loro radici per diventare forti, difendendosi dal vento e crescere fino a raggiungere altezze incredibili. Le alghe verdi e i funghi si uniscono ai licheni per colonizzare la nuda roccia e prosperare laddove nient’altro riuscirebbe a crescere. Gli stormi che volano formando una V fanno quasi sempre il doppio della strada rispetto a un uccello che vola da solo, grazie alla corrente d’aria ascensionale generata dal battito delle ali. Mettendo insieme due assi di legno, noterai che il peso che sono in grado di sorreggere è esponenzialmente superiore a quello che il singolo pezzo può sopportare da solo. Le minuscole particelle presenti in una goccia d’acqua cooperano per creare un fiocco di neve unico, diverso da tutti gli altri. In ognuno di questi casi, il tutto è maggiore delle parti”. In sostanza, per dirla con un detto popolare, “l’unione fa la forza”. Ma come può tornare utile questo concetto nella risoluzione di un conflitto? Ebbene, nella vecchia mentalità del “uno vince e l’altro perde”, ciò che dice colui che è considerato “avversario” non viene assolutamente preso in considerazione, perdendo così un punto di vista che, se ben integrato con il nostro, può far nascere qualcosa di molto più produttivo per noi rispetto alla nostra primaria idea, con l’ulteriore vantaggio non solo di non avere nemici ma perfino di trovare nuovi alleati. Ed è proprio questo il modo di pensare degli uomini e delle donne che hanno portato incredibili innovazioni. Come diceva Albert Einstein infatti: “Non possiamo risolvere i nostri problemi più gravi mantenendo lo stesso assetto mentale che ci ha portato a generarli”. E dove possiamo trovare idee tanto diverse dalle nostre, fino a stimolare un nuovo pensiero, se non in chi la pensa diversamente da noi? Il problema però è: come faccio ad “armonizzarmi” con il pensiero del mio avversario senza perdere posizione e addirittura guadagnandoci di più? Come sempre, infatti, la teoria è molto bella ma… la pratica? Ecco come Covey, uomo assolutamente pragmatico, descrive la soluzione: «“Entro in sinergia con te” solo quando ho un’autentica considerazione positiva di entrambi e quando comprendo con chiarezza cosa sta succedendo nel tuo cuore e nella tua mente. “Entro in sinergia con te” solo quando supero la ristretta mentalità secondo la quale esistono esclusivamente due possibili alternative, e una delle due è sbagliata. “Entro in sinergia con te” solo quando adotto la mentalità dell’abbondanza, che teorizza l’esistenza di infinite soluzioni eccitanti, gratificanti e creative, alle quali non abbiamo mai pensato prima”». Questi quattro punti sono definiti “nuovi paradigmi”. In particolare vorrei porre l’accento sull’ultimo punto, poiché è parte integrante della cultura americana ma che in Europa, e in particolare in Italia, riesce a stento a prendere piede. Infatti, purtroppo, comprendere il fatto che l’universo è in continua crescita nonché ricco di possibilità per migliorare e “ottenere di più”, nella nostra cultura viene quasi sempre visto come un’eresia, giacché è convinzione di molti intellettuali che “niente può crescere per sempre” e che è perfino giunto il momento di “decrescere” (concetto ribadito anche da Papa Francesco nella sua ultima enciclica appena pubblicata Laudato si’). Sebbene sia assolutamente condivisibile la preoccupazione per come abbiamo sfruttato la Natura e che non c’è ombra di dubbio che bisogna intensificare, anche con una certa urgenza, la sensibilità verso i temi ambientali, questo modo di pensare va contro il principio della sinergia che dice, appunto, che non bisogna farsi bloccare e tornare indietro davanti a un problema, bensì bisogna andare avanti fino a trovare una nuova soluzione molto migliore rispetto a quelle che si ha in questo momento. Soltanto in questo modo è possibile continuare a progredire e a creare. È molto importante comprendere questo perché il modo di pensare che abbiamo verso “questioni esterne” influenza, in maniera del tutto inconscia, anche il modo di fare nelle nostre relazioni quotidiane.

«Sappiamo di essere di fronte a una Terza Alternativa», continua Covey, «quando ci sentiamo ispirati da questa nuova possibilità. All’improvviso tutto è più chiaro. Ci domandiamo come abbiamo fatto a non accorgercene prima. Se intesa nel modo giusto, la sinergia è la più alta forma di attività che si possa compiere nel corso dell’esistenza: la vera prova e la manifestazione concreta del nostro potenziale come individui, famiglie, gruppi e organizzazioni. […] Troviamo nuove alternative, delle risposte che prima non c’erano, che soddisfano le nostre esigenze più importanti. […] Cos’altro, se non la mentalità della Terza Alternativa, potrà mai portare alle soluzioni innovative e sorprendenti di cui abbiamo bisogno per risolvere i problemi più gravi?».

“Sinergia”, quindi, è la parola che tutti noi dobbiamo augurarci di utilizzare di più in futuro perché questo significherebbe aprire la porta a un futuro che non può che riservarci meraviglie che oggi non possiamo nemmeno immaginare.

Michele Putrino

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