Se gli altri non ci capiscono …


eery-1648250_1920Quante volte ci siamo sentiti dire frasi del tipo “Tu non mi capisci!” o “Sei un egoista che pensa solo a sé stesso!” o ancora “Non hai idea di quanto mi fai soffrire!”? Di solito quando qualcuno si rivolge a noi con questi termini reagiamo pensando “È fuori di testa” perché siamo sicuri d’aver agito sempre per il bene di chi adesso ci accusa e con il massimo delle attenzioni. E, infatti, subito dopo cominciamo a convincerci di avere a che fare con una persona estremamente ingrata e che quindi è lei a essere quella terribilmente egoista. Da qui i classici conflitti di coppia o la nascita di inimicizie e di fazioni sul posto di lavoro che, come risultato, conducono sempre a situazioni distruttive. Naturalmente cercare di capire chi, in questi casi, abbia ragione o torto diventa un gioco del tutto sterile. E allora, quando sembra proprio che gli altri non ci capiscono, dove risiede il problema? La risposta è: nella mancanza di Empatia.

La parola “empatia” deriva dal greco e indica «la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona» (Vocabolario Treccani). Quasi tutti noi normalmente evitiamo accuratamente di “comprendere lo stato d’animo” degli altri perché ciò significherebbe metterci “nei loro panni” e, quindi, ampliare la possibilità di vivere sofferenze che non ci appartengono. Ad esempio: quando per le vie di una grande città incontriamo un povero mendicate con evidenti problemi fisici normalmente, d’istinto, cerchiamo di distogliere lo sguardo; in genere facciamo ciò non per insensibilità ma perché la nostra natura umana ci porta a immedesimaci in quella situazione provocandoci sofferenza. Ecco allora che, con il tempo, un po’ tutti abbiamo imparato a evitare accuratamente di calarci nel vissuto degli altri proprio per paura di vivere anche le loro sofferenze. Purtroppo questo “chiuderci in noi stessi” comporta conseguenze molto negative nelle relazioni umane. Quante volte, infatti, ci siamo ritrovati nella situazione di vivere lo stesso evento insieme a un’altra persona per poi scoprire, con nostro grande stupore, di averlo percepito in modo completamente differente da lei? Magari, dopo un giro sulle montagne russe, noi siamo del tutto terrorizzati mentre la nostra amica è eccitata più che mai pronta a rifare un altro giro; e allora ci viene naturale guardarla sbigottiti e pensare “Ma questa è matta!”. Una tale differenza di percezione in genere accade perché ci concentriamo su cose completamente differenti: probabilmente lei è salita sull’ottovolante fiduciosa del fatto che non accadrà niente di terribile perché il mezzo è sicuro e collaudato alla perfezione, mentre noi non abbiamo fatto altro che pensare per tutto il tempo che il sistema che ci teneva attaccati al sedile si potesse sganciare o che un bullone delle rotaie potesse saltare. Poiché, dunque, siamo disabituati a “metterci nei panni degli altri”, al presentarsi di una situazione come questa ci viene difficile, se non impossibile, comprendere la reazione completamente opposta alla nostra di un’altra persona. L’empatia è invece proprio questo: osservare gli eventi dal punto di vista dell’altro. Fare ciò comporta vantaggi sia a noi sia a lui perché comprendendo le sue emozioni e le sue percezioni è possibile capire le sue affermazioni e, quindi, armonizzarle con le nostre fino a trovare un giusto compromesso. Oltre a ciò, utilizzando un atteggiamento empatico l’altra persona non si sente più “incompresa”, da cui ne segue un salutare smorzamento delle tensioni che normalmente si creano tra due persone.

La mancanza di empatia ha come primo effetto quello di giudicare l’altro “uno che non capisce niente” se non, addirittura, “un idiota”. Ebbene, una tale reazione non è mai un buon affare per noi poiché, anche se un’affermazione del genere non la esprimiamo chiaramente, il nostro linguaggio del corpo la comunicherà chiara come uno squillo di tromba; e allora a quel punto il nostro interlocutore arriverà alla stessa conclusione, persuaso dal fatto che se non lo comprendiamo non possiamo che essere degli “sciocchi”.

Insomma, affinché una relazione sia positiva ciò che conta è l’opinione che l’altra persona ha di noi: per sapere questo però è necessario “vederci come ci vede lei”, cosa possibile soltanto “mettendoci nei suoi panni” e cioè attraverso l’empatia. Questo è l’unico modo per apprezzare sinceramente gli altri esseri umani… ed essere, a nostra volta, apprezzati.

«Mettiti sempre nei panni degli altri;

se ti senti stretto

molto probabilmente anche loro si sentono così»

Paulo Coelho

Michele Putrino

Consiglia l'articolo