Attenti alle parole che utilizzate


font-705667_1280Senza rendercene conto ogni giorno utilizziamo parole che aumentano la tensione tra due o più persone che iniziano a dialogare. Quante volte, infatti, ci sentiamo a disagio in una conversazione senza comprenderne il motivo oppure, cosa apparentemente ancora più strana, notare che le persone a cui ci rivolgiamo con gentilezza e rispetto mostrano chiari segni di insofferenza nel dialogare con noi? Ebbene, normalmente ciò è causato da due fattori: il nostro (o l’altrui) linguaggio del corpo e le parole utilizzate durante il dialogo stesso. In questa occasione ci occuperemo del secondo caso, e cioè di parole che invece di avvicinare allontanano la persona con cui stiamo parlando. Vediamone dunque subito alcune.

La parola “non”

Nella maniera più assoluta non immaginate un ippopotamo rosa con tutù bianco! Non fatelo mi raccomando! Non ci riuscite vero? Non potete fare proprio a meno di immaginare questo strano animale che sembra uscito direttamente da qualche film psichedelico. Il motivo è semplice: la nostra mente, per poter negare qualcosa, la deve prima immaginare ma, ironia delle ironie, una volta immaginata abbiamo fatto esattamente quello che non dovevamo fare! In sostanza, quando ci viene detto di “non fare” qualcosa la nostra mente ignora la negazione e mette in pratica tutto il resto della frase come se fosse una affermazione. Ecco perché quando qualcuno ci urla qualcosa tipo “Attento a non cadere!” quasi certamente finiamo per terra. Dunque se volete che X non faccia qualcosa non ditegli mai di “non farlo”, perché altrimenti sarà esattamente quello che farà!

La parola “ma”

“Apprezzo moltissimo il lavoro che hai svolto, dico sul serio; la presentazione è molto buona e i colori parecchio accattivanti – si vede che ci hai lavorato intensamente per settimane intere – ma il nostro cliente credo voglia qualcosa di più sobrio”. Avete notato quello che è successo? È bastata la parola “ma” per annullare tutti gli elogi fatti prima. La parola “ma” è un po’ come un cancellino che elimina quanto detto fino a quel momento. Per ovviare a questo problema avete due possibilità: la prima consiste nel sostituire “ma” con “e” (ad esempio: “La presentazione è molto buona e i colori parecchio accattivanti; e se riesci a rendere il tutto più ‘classico’ – come sai il nostro cliente è un uomo molto legato alle tradizioni – credo che diventerebbe perfetta”. Notate come la frase passa da uno stato di rimprovero a uno di incoraggiamento e di stimolo?); la seconda, invece, è più semplice: consiste nel mantenere nella frase la parola “ma” dicendo però prima la parte negativa e poi quella positiva (esempio: “Dunque questo è il lavoro che hai svolto… credo che il nostro cliente desideri qualcosa di più sobrio, ma hai svolto veramente un buon lavoro; la presentazione è molto buona e i colori parecchio accattivanti – si vede che ci hai lavorato intensamente per settimane intere”. Anche in questo caso è bastato poco per compiere una “magia emotiva” che vi porterà indubbiamente dei vantaggi).

Le parole “magari” e “forse”

Queste parole non negano né affermano niente. Sono parole vaghe che comunicano alla parte inconscia del vostro interlocutore la vostra incertezza o, ancora peggio, il vostro desiderio di non esporvi per rinviare la decisione a quando si presenterà un vostro vantaggio. Dire “Magari/Forse più tardi passo da te per un caffè” è un po’ come affermare “Non ho tutta questa voglia di trascorrere del tempo con te; se però più tardi mi rompo talmente le scatole da non sapere cosa fare, vengo ad ammazzare il tempo a casa tua”; non è esattamente una comunicazione vantaggiosa per noi non credete?

La parola “provare”

Quando utilizziamo frasi con il significato di “ci proverò”, stiamo comunicando all’altra persona che siamo delle persone insicure e che quindi non daremo il meglio di noi in ciò che andremo a fare. Nel film Guerre Stellari – L’impero colpisce ancora il maestro Yoda dice una frase che tutti gli appassionati della saga conoscono: «No! Provare no! Fare o non fare! Non c’è provare!»; assolutamente vero. Meglio dunque eliminare dal nostro vocabolario la parola “provare” e, se proprio è necessario, utilizzare frasi del tipo “darò il mio meglio”.

Le parole “veramente”e “sinceramente”

Secondo il famoso mentalista tedesco Thorsten Havener le frasi con la parola “veramente” «contengono un retrogusto negativo, perché [questa parola] lascia sempre una via di fuga. L’interlocutore è in grado di riconoscere questo spiraglio e nel caso peggiore può diventare diffidente. Intuisce che qualcosa non è come voi la descrivete». In effetti, per notare chiaramente la veridicità di queste affermazioni, fate attenzione a questa frase: “Veramente volevo dire un’altra cosa”; in pratica quello che viene percepito dall’interlocutore è: “sei così sciocco da non capire ciò che dico?”; adesso togliete semplicemente la parola “veramente”: “volevo dire un’altra cosa”; sentite come suona più sicura e priva di viscidi sotterfugi? Gli stessi nefasti risultanti li otteniamo con la parola “sinceramente”: da questo punto di vista le due parole hanno praticamente la stessa negativa funzione.

Una celebre frase di Hegel recita: «Il linguaggio è il corpo del pensiero»; tutti noi pensiamo in funzione del linguaggio che utilizziamo, e visto che le nostre azioni sono dettate dal nostro pensiero, va da sé che se vogliamo migliorare la nostra vita dobbiamo iniziare con il prestare attenzione alle parole che utilizziamo per parlare con gli altri… e con noi stessi.

Michele Putrino

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