Come Essere Vincenti


statue-495270_1280Per tutta la nostra vita abbiamo creduto di sapere cos’è il successo, tanto che molti di noi hanno trascorso gran parte della vita a inseguirlo. Non abbiamo chiuso occhio notti intere per studiare al fine di ottenere il voto più alto a un esame; abbiamo trascorso settimane a sfogliare riviste e a girare come trottole tra negozi affinché tutti, a un evento, potessero dire: “Cavolo!”, con un mix di ammirazione e invidia; abbiamo fatto i viaggi più assurdi non vedendo l’ora di mettere le foto su Facebook e far crepare tutti d’invidia; ci siamo allenati senza sosta e con affanno per poter dire, il giorno della partita o della gara, di essere “il più forte”. Consiste veramente in questo l’arte di essere vincenti?

Innanzitutto è bene cercare di capire il vero significato della parola “successo”. Essa deriva da “succedere”, e quindi da “conseguire”, “subentrare”. In pratica quando diciamo che un’azione “ha avuto successo” non stiamo dicendo altro che “da ciò che abbiamo fatto è successo qualcosa”. Quindi, nei fatti, non per forza un successo è positivo (anche se comunemente è così che lo intendiamo). Per capirci meglio facciamo un esempio. Se io un giorno, nervoso per qualche motivo, mi avvicino a un uomo-montagna (una specie di Schwarzenegger per intenderci) e gli do un cazzotto in faccia, quando mi risveglierò in ospedale con tutte le ossa rotte potrò affermare con la massima tranquillità che la mia azione “ha avuto successo”. Può sembrare strano ma io in quel caso ho compiuto un’azione che, come reazione, ha avuto la più naturale e prevedibile delle conseguenze. Ma è stato un “successo” positivo per me? Naturalmente no.

A questo punto appare chiaro che la vita che stiamo vivendo in questo momento è il risultato dei nostri successi, e cioè delle azioni che abbiamo compiuto. E, se questi “successi” non rientrano nella tipologia “sogno a occhi aperti” ma, piuttosto, in quella di “incubo”, il motivo bisogna cercarlo nel fatto che, molto probabilmente, in passato abbiamo agito senza pensare alle conseguenze. Certamente qualcuno in questo momento starà pensando: “Come non penso alle conseguenze?! Non faccio altro che pensare tutto il tempo a quello che accadrà eppure le cose vanno sempre uno schifo! Anzi, se magari smettessi di pensare così tanto la situazione potrebbe anche migliorare!”. Questo tipo di risposta è tipicamente dovuta a un motivo ben preciso: quello che noi crediamo di avere bisogno è forse proprio l’opposto di quello che vorremmo veramente. Se, a esempio, affermate con forza: “Vorrei un sacco di soldi!”, è ovvio che per ottenerli dovrete essere iperattivi, super concentrati, pazienti, caparbi, continuamente alla ricerca di novità e quindi creativi, lavoratori instancabili, eccetera, eccetera, eccetera (tutto questo vale, naturalmente, se escludiamo il caso in cui non decidiate di rapinare una banca!); insomma, molto probabilmente tutte cose che odiate e che vi hanno portato a desiderare così tanto l’avere “un sacco di soldi” (che nella vostra immaginazione equivale a: stare spaparanzati su un’amaca a bere cocktail in un’isola tropicale all’ombra di due alberi da cocco circondati da tutti i vizi possibili e immaginabili). Ma allora, compreso tutto ciò, come si fa a ottenere successo nel senso positivo e cioè a realizzare ciò che si desidera? La risposta è: imparando a essere dei veri vincenti che, come certamente avrete intuito, anche in questo caso non corrisponde a ciò che comunemente si crede.

Un errore molto comune – e che ha comportato e continua a comportare problemi consistenti a molte persone – è quello di confondere il “vincere” con il “primeggiare”. “Vincere”, in sostanza, significa “raccogliere i frutti del combattimento”, e questo vuol dire che ogni volta che ci troviamo ad affrontare una sfida abbiamo modo di raccogliere dei “frutti”. Il “primeggiare”, invece, avviene solo ed esclusivamente quando si trionfa sugli altri. Ora dovrebbe risultare abbastanza ovvio questo: chi punta a primeggiare sarà destinato allo sconforto e alla sofferenza interiore perché ci saranno sempre persone che, per via delle circostanze in cui sono cresciute oppure semplicemente perché più brave in quella determinata attività, trionferanno su di noi. È distruttivo pensare di poter essere sempre “il numero uno”. Sto dicendo che non bisogna competere? Assolutamente no, anzi! Quello che cerco di dire è che l’attenzione alla competizione bisogna spostarla dagli altri a noi stessi, che è esattamente quello che fanno i veri campioni che sono passati alla storia, sportivi o imprenditori che siano. Michael Schumacher non sarebbe mai riuscito a vincere tutti i gran premi che ha vinto se il suo metro di misura fosse stato il “trionfare sugli altri”, per il semplice motivo che molte volte non ha avuto competitori alla sua altezza; lui continuava a vincere perché era una sfida con sé stesso, per migliorarsi di più ogni giorno. Steve Jobs ha creato cose che gli altri non avrebbero mai neppure sognato, e questo soltanto per sentire di aver fatto ogni giorno un passo in più. E lo stesso vale per qualsiasi altro grande nome che abbiamo sentito echeggiare nella storia, perché questo è il segreto per diventare dei veri vincenti: fare oggi meglio di ieri e domani meglio di oggi. Soltanto così potremo sentire la vita scorrere nelle nostre vene e ritrovarci, un giorno, su vette che non avremmo mai immaginato.

Michele Putrino

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